LA CHIRURGIA PERCUTANEA DELL'ALLUCE VALGO
Che cos'è?
E' una tecnica chirurgica rivoluzionaria, che si sta rapidamente
diffondendo in tutto il mondo, destinata per la sua scarsa invasività,
per i risultati sbalorditivi e per la rapidità di esecuzione
a sostituire nei prossimi 5 anni gran parte della tradizionale chirurgia
del piede.
Sancisce l'inizio di una nuova era, cosi come e'accaduto con la
nascita dell'artroscopia nella chirurgia del ginocchio e della spalla.
e con l'endoscopia nella chirurgia generale, in linea con la tendenza
di tutta la chirurgia del secondo millennio in cui il bisturi è
sostituito da metodiche tecnologiche sempre meno invasive.

Inventata nei primi anni 90 negli Stati Uniti da Stephan Isham,
padre assoluto di tale procedura, fondatore dell'Academy of Ambulatory
Foot and Ankle surgery, a destra nella foto accanto allo scrivente
Si sta diffondendo a macchi d'olio in Europa grazie soprattutto
all'azione scinetifica dello spagnolo Mariano De Prado.
Tale metodica permette la correzione dell'alluce valgo e di tutte
le affezioni correlate ad esso, come dito a martello, metatarsalgie,
deformità del quinto dito, e di molte altre patologie del
piede, mediante l'uso di un apposito strumentario, molto simile
a quello usato in odontoiatria, che introdotto attraverso un semplice
forellino della cute, consente di effettuare direttamente sull'osso
resezioni scheletriche ed osteotomie di riallineamento, guidati
da immagini radioscopiche generate da un apparecchio di brillanza
L'assoluta assenza di incisioni chirurgiche, l'assenza di dolore
post operatorio e l'immediata ripresa della deambulazione la rendono
particolarmente gradita ai pazienti, presso i quali è comunicamente
conosciuta come tecnica dei buchini, o erroneamente scambiata, per
la mancanza di cicatrici che la caratterizza, correzione con il
Laser.
Tecnica
Prevede la correzione della deformità in valgo dell'alluce
mediante tre minuscoli accessi cutanei e quattro tempi chirurgici.
Il primo consiste nella sezione del tendine dell'adduttore e della
capsula laterale, la cui retrazione è responsabile della
deviazione esterna del dito, mediante l'introduzione all'interno
dell'articolazione di una piccolissima lama da bisturi, che con
un movimento di leva dall'interno all'esterno permette di liberare
l'inserzione tendinea dalla base della falange (lateral release).

Il secondo tempo, il più importante, viene effettuato introducendo
nel piede, attraverso un accesso alla base della caratteristica
prominenza, dopo aver scollato dall'osso i tessuti molli e la capsula,
una particolare fresa, che montata su una turbina a motore caratterizzato
da pochi giri ma elevata potenza, permette di regolarizzare il profilo
metatarsale eccedente.

Tale resezione non deve essere però eccessiva, così
come viene di solito fatto da chirurghi con scarsa esperienza di
chirurgia del piede, che fanno della resezione antiestetica lo scopo
della loro procedura percutanea.
La testa del primo metatarso deve essere infatti conservata per
la corretta ripartizione del carico sull'avampiede, asportarne la
metà o un terzo crea grossi squilibri con comparsa di irreparabili
metatarsalgie da sovraccarico dei metatarsi vicini.
Il fine di tale procedura non è infatti l'asportazione dell'eccesso
scheletrico ma il corretto riorientamento della superfice articolare
deviata, il cosiddetto "PASA".
Tale scopo viene realizzato mediante il terzo tempo chirurgico,
che rappresenta l'azione più correttiva di tutta la procedura,
ma anche la più difficile da effettuare in modo corretto.
Consiste nel praticare nella testa metatarsale un'osteotomia distale
obliqua, un'incisione cioè a forma di cuneo effettuata con
un'apposita fresa retta subito al di sotto della superfice articolare
metatarsale, in modo da riorientare correttamente la base di appoggio
dell'alluce; la cosiddetta osteotomia di Reverdin - Isham, dagli
ideatori di tale procedura.

Dalle radiografie si può notare il corretto riallineamento
del primo raggio, con il ricentramento della testa metatarsale sui
sesamoidi e la correzione del PASA.
La correzione viene completata con il quarto e ultimo tempo chirurgico,
quello falangeo, effettuato attraverso un terzo forellino cutaneo
sul dorso del dito.
Tramite tale accesso pratichiamo un ulteriore osteotomia a cuneo
a base interna sulla falange prossimale, in modo che la sua chiusura
determini il raddrizzamento del dito (osteotomia di Akin) completando
così il perfetto riallineamento del primo raggio.
La durata dell'intervento è di circa 15 minuti, al termine
si pratica un bendaggio imbottito e si permette al paziente di deambulare
con un'apposita calzatura post-operatoria.
Dopo una settimana si elimina il bendaggio e si indossa una calza
elastica e un separatore per mantenere la correzione.
Vantaggi
- Assenza di dolore post-operatorio
- Procedura ambulatoriale senza bisogni di ricovero post-operatorio
- Anestesia locale direttamente sul piede
- Assenza di compressioni emostatiche
- Recupero precoce della deambulazione
- Nessuna cicatrice chirurgica
- Minori possibilità di complicanze rispetto alla chirurgia aperta
Indicazioni
E' indicata in tutte le deformità caratterizzate da un angolo
intermetatarsale compreso entro i 18 gradi, il che significa, statisticamente,
che oltre il 70% di tutti i piedi affetti da valgismo dell'alluce
possono essere perfettamente corretti con una procedura percutenea.
Solo i casi con un severo slargamento a ventaglio dell'avampiede
in cui sia presente un eccessivo allontanamento del primo metatarso
dal secondo, devono essere corretti a nostro avviso, con tecniche
tradizionali a cielo aperto.
L'affermazione fatta dagli oppositori di tale tecnica, di indicazioni
limitate a deformità lievi è infatti assolutamente
falsa, così come quella di una correzione puramente estetica
e non funzionale, a patto che la tecnica venga eseguita in modo
corretto comprendente soprattutto l'osteotomia distale del primo
metatarso eseguita in modo corretto, così come raccomandato
dall'inventore della tecnica.
Le radiografie sottostanti dimostrano inconfutabilmente tutta la
cappacità correttiva della tecnica anche in deformità
severe, purchè correttamente eseguita
D'altra parte il voler applicare la chirurgia percutanea indistintamente
a tutti i piedi è anch'esso un grave errore,
con conseguenze gravi per eccessive resezioni metatarsali o mancate
consolidazioni ossee, eseguite per voler correggere a tutti i costi
deformità eccessive non idonee a tale tipo di chirurgia.
E' imprescindibile infatti che l'intervento sia praticato da un
chirurgo ortopedico esperto in chirurgia del piede, in ambiente
clinico adeguato, con una sala operatoria perfettamente equipaggiata
e con una scrupolosa assistenza anestesiologia, evitando pericolose
"catene di montaggio", legate alla rapidità della
tecnica.
L'operatore deve avere una perfetta conoscenza dell'anatomia del
piede, in quanto lavorando a cielo chiuso si deve evitare che le
frese danneggino le strutture anatomiche, in particolare tendini
o nervi sensitivi.
Qualsiasi tecnica infatti è potenzialmente valida purché
praticata da un chirurgo esperto e in un ambiente idoneo, effettuata
dopo accurati accertamenti, con la perfetta comprensione da parte
del paziente degli scopi e delle aspettative del procedimento chirurgico.
Nella chirurgia dell'avampiede si ottengono attualmente risultati
eccellenti sia nella chirurgia percutanea come in quella aperta,
sempre che si osservino le premesse precedenti.
Non bisogna essere fanatici di una tecnica o dell'altra ma con
piena padronanza di entrambe saper valutare quale sia vantaggiosa
per ciascun singolo caso mettendo al corrente il paziente dei vantaggi
o svantaggi di ognuna.
Qualsiasi procedimento chirurgico per avere le massime aspettative
di successo dovrà sempre dipendere dalla scelta concorde
dei due attori protagonisti dell'atto terapeutico: Paziente e Medico.
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