LA CHIRURGIA TRADIZIONALE A CIELO APERTO
Si caratterizza rispetto alle tecniche demolitive del passato per
l'assoluto rispetto dell'articolazione, che viene riallineata e
riorientata senza demolire le sue componenti, in modo da conservare
la funzionalità ed evitare la degenerazione artrosica tipica della
chirurgia del passato.
Ciò è ottenuto mediante incisioni chirurgiche, praticate
per esporre le parti scheletriche su cui praticare direttamente
piccole osteotomie, ovvero sezioni di precisione effettuate direttamente
sull'osso, stabilizzate con diversi mezzi di sintesi di solito viti
in titanio e fili metallici
La tecnica più utilizzata è sicuramente l'osteotomia "chevron",
ideata negli Stati Uniti da Austin nel 1986, ovvero un incisione
a coda di rondine della testa del primo metatarso che ne permette
la traslazione laterale verso il secondo, e il contemporaneo riallineamento
della superficie articolare.

Osteotomia Chevron
Il vantaggio di tale tecnica rispetto alle altre osteotomie come
ad esempio la "scarf", molto utilizzata in Italia e in
Francia, è quello di non essere demolitiva, di poter essere praticata
con una minima incisione cutanea e capsulare, e soprattutto di essere
intrinsecamente stabile grazie alla sua configurazione ad incastro
che permette una consolidazione rapida e la concessione immediata
dell'appoggio del piede.
Personalmente ricorriamo a tale osteotomia nei casi in cui la deformità
sia severa ,con un angolo di deviazione intermetatarsale superiore
ai 16°, praticandola con una piccola incisione e senza utilizzare
la fascia ischemica, associandola comunque sempre con tecnica mista,
alla chirurgia percutanea, mediante la quale pratichiamo l'osteotomia
della falange prossimale e la tenotomia dell'adduttore, per ridurre
al minimo l'invasività del gesto chirurgico.

Per fissare l'osteotomia non usiamo mezzi metallici ma ricorriamo
ad una vite di materiale riassorbibile in polilattato.

In pochissimi casi limite molto severi ricorriamo ad un ulteriore
gesto correttivo, consistente nella fusione della base del metatarso
con il cuneiforme (Lapidus).
Menzioniamo in tale capitolo una tecnica molto diffusa solo in Italia,
che è la cosiddetta "tecnica con il ferretto", più propriamente
tecnica di Bosch, o PDO, molto praticata per la velocità e la semplicità
di esecuzione a livello ospedaliero.
Consiste nell'eseguire attraverso una piccola incisione cutanea
un'osteotomia di traslazione della testa metatarsale, mantenendo
la correzione con un filo metallico mantenuto in sede per 40 giorni.
Personalmente l'alto tasso di complicanze venute alla nostra osservazione,
in particolare pseudoartrosi e mobilizzazioni secondarie dei frammenti,

probabilmente per errori di esecuzione della tecnica, non ci hanno
mai avvicinato a tale procedura, di cui comunque riconosciamo la
validità in mano a chirurghi esperti e l'alto valore innovativo
che ha rappresentato, destinata però a lasciare il passo
per l'inevitabile avvento della chirurgia
percutanea.
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